RD Roma Blog

Movimento Placche e Zone, l’Italia QUERY

Domanda posta all’INGV comunicazioni il 20 maggio 2009

sulla base di studi in corso nell’area Italia centrale dopo l’evento Marchigiano del ’97

v. Quaderni INGV

Oltre il movimento delle placche continentali vengono confermate piccoli spostamenti localizzati, se ho ben capito, non è escluso la possibilità di fare previsioni riguardanti gli sviluppi delle aree interessate, si è parlato di costi, per capire il bisogno di destinare un investimento sarebbe possibile fare una stima approssimativa di fronte all’oggetto che si cerca??? spiegandomi, se per ipotesi si può assodare che determinati movimenti possono comportare determinate situazioni, quelle situazioni a priori coinvolgono l’incolumità delle persone??? Per economia e l’incertezza del fatto è possibile fare un Programma Campione Pilota, ad esempio partendo dalle osservazioni post sisma marchigiano?? Il prezzo è maggiore della spesa legata ad una ricostruzione se questo è messo in ballo? Io suppongo di no, non so come ma propongo vengano portati avanti gli studi già in corso con rappresentazioni plastiche o informatizzate dei conseguenti sviluppi dati dallo spostamento, è di questo che si parla, al di la di un evento sismico. Inoltre e mi congedo, lo spostamento del territorio aquilano oggettivamente comporta delle conseguenze in riflesso del territorio circostante e di se stesso? Sono esplorabili le sue profondità per una diagnosi esatta del territorio, se la faglia si è spaccata credo si sia riposizionata in qualche modo, sarà stabile ed è meno peggio la condizione attuale?
Grazie e scusi il cumulo di domande, l’argomento è uno.
p.s. lo dico, non sono domande casuali, si avvertono movimenti e sussulti di continuo a prescindere dal sisma e localizzazione, magari un aiuto scientifico sarebbe un aiutino.

bigbang2

1 commento »

  1. Nuovi risultati relativi alla dinamica della crosta terrestre
    Quaderni di INGV

    18/03/08
    Si muove con un tasso medio di circa 1-3 mm l’anno l’Appennino Centrale compreso tra le regioni del Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. Questa zona è animata da un movimento orientato Nord Est – Sud Ovest.
    I nuovi risultati relativi alla dinamica della crosta terrestre nell’Italia centrale sono stati conseguiti grazie a una fitta rete GPS realizzata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), consistente in alcune stazioni in monitoraggio continuo, integrate da altre 125 stazioni discontinue, distanti tra loro dai 3 ai 5 km.
    L’obiettivo di questa rete geodetica GPS, che nasce anche dalla esperienza maturata in occasione dei terremoti umbro marchigiani del 1997 (terremoti di Colfiorito), è quello di rilevare con precisioni millimetriche i movimenti della crosta terrestre sia durante la fase intersismica (cioè nell’intervallo di tempo tra il verificarsi di due terremoti) che cosismica (cioè durante il terremoto stesso).
    Poiché tra il 1999 e il 2003 non si sono avuti importanti fenomeni sismici, la rete GPS ha potuto mettere in evidenza i movimenti crostali di origine non sismica, che avvengono a causa dei lenti movimenti delle placche terrestri.
    A uno degli autori della ricerca di recente pubblicata sulla rivista scientifica Quaderni di geofisica, Marco Anzidei, Primo Ricercatore dell’INGV chiediamo che importanza ha conoscere più a fondo la dinamica dell’Appennino.
    Le deformazioni che precedono un terremoto sono più vistose o confrontabili al lento movimento delle placche?
    Prima di tutto, risponde Anzidei, si deve tenere presente le modalità di osservazione del fenomeno. Per misurare una deformazione tra placche continentali, ad es. tra quella Africana ed Eurasiatica, è necessario disporre di grandi reti GPS, quindi con stazioni distanti tra loro anche migliaia di km. Esse permettono di capire come si muovono tra loro i continenti, ma non sono in grado di discriminare i movimenti su aree più limitate, ad es. lungo una faglia di pochi km. Inoltre, continua il Dott. Anzidei, la deformazione misurabile in superficie dipende anche dal tipo di faglia, dalle sue dimensioni e dalla grandezza del terremoto che si sta preparando. In Italia le faglie sismogenetiche ( quelle responsabili dei terremoti) conosciute sono spesso lunghe pochi km o poche decine di km. Per questo è necessario disporre di molte stazioni di osservazione ben distribuite.
    Tutto ciò è finalizzato a prevedere l’avvicinarsi di un terremoto attraverso i piccoli movimenti della faglia che lo precedono e quindi si tratta di studi che avranno ricadute economiche e sociali.
    Questi studi aiutano a prevedere quale sarà l’evoluzione futura della catena appenninica e la configurazione complessiva della nostra penisola?
    Si, anche se questi avvengono con tempi molto lenti. Ciò che oggi possiamo dedurre dai dati GPS, è che ad es. la Corsica e la Sardegna si muovono in maniera solidale con la placca Eurasiatica, che non ci sono evidenze sulla attuale continuazione di apertura del Tirreno e che nella sua parte più meridionale assorbe circa il 50% dei movimenti compressivi tra Africa ed Eurasia.

    Sonia Topazio

    Commento di Fonte: Quaderni di INGV — 21 maggio 2009 @ 12:05 AM | Rispondi


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