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Terremoto, cosa è

Terremoto

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Animazione degli tsunami risultanti dal terremoto sottomarino del 26 dicembre 2004 nel sud-est asiatico.I terremoti (dal latino terrae motus), detti anche sismi o scosse telluriche, sono movimenti improvvisi e rapidi della crosta terrestre, provocati dalla liberazione di energia in un punto interno, detto ipocentro; di qui, una serie di onde elastiche, dette “onde sismiche”, si propagano in tutte le direzioni, anche all’interno della Terra stessa; il luogo della superficie terrestre posto sulla verticale dell’ipocentro, si chiama epicentro ed è generalmente quello piú interessato dal fenomeno.

La superficie terrestre è in lento ma costante movimento (vedi tettonica) e i terremoti si verificano quando la tensione risultante eccede la capacità del materiale roccioso di sopportarla. Questa condizione occorre molto spesso ai confini delle placche tettoniche nelle quali la litosfera terrestre può essere suddivisa. Gli eventi sismici che si verificano ai confini tra placche sono detti terremoti interplacca; quelli meno frequenti che avvengono all’interno delle placche della litosfera sono detti terremoti intraplacca.

Ogni giorno sulla Terra si verificano migliaia di terremoti; solo qualche decina sono percepiti dalla popolazione e la maggior parte di questi ultimi causano poco o nessun danno. La durata media di una scossa è molto al di sotto dei 30 secondi; per i terremoti più forti, però, può arrivare fino a qualche minuto. Le onde elastiche che si propagano durante un terremoto sono di diverso tipo e in alcuni casi possono risultare in un movimento prevalentemente orizzontale o verticale del terreno (scossa ondulatoria o sussultoria). Un terremoto può essere accompagnato da forti rumori che possono ricordare boati, rombi, tuoni, sequenze di spari, eccetera; questi suoni sono dovuti al passaggio delle onde sismiche all’atmosfera e sono più intensi in vicinanza dell’epicentro.

Alcuni terremoti, specialmente i piú forti, sono anche accompagnati, preceduti o seguiti da fenomeni naturali, come: bagliori o lampi; modificazioni improvvise del campo magnetico, elettrico o della radioattività locale (emissione di radon); nervosismo degli animali; variazione del livello delle falde o delle acque costiere; attività vulcanica. Tutte queste manifestazioni hanno trovato riscontro nelle osservazioni e nelle testimonianze, e sono state studiate e confermate dalla ricerca scientifica che è giunta alla spiegazione di ognuna di esse.

Indice

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Danni dei terremoti

Danni provocati da un terremoto

I terremoti possono causare gravi distruzioni e alte perdite di vite umane attraverso una serie di agenti distruttivi, il principale dei quali è il movimento violento del terreno, accompagnato da altri effetti quali inondazioni (ad esempio, maremoto o cedimento di dighe), cedimenti del terreno (frane, smottamenti o liquefazione), incendi o fuoriuscite di materiali pericolosi. In ogni terremoto, uno o piú di questi agenti possono concorrere a causare gravi danni e numerose vittime.

I terremoti sono gli eventi naturali di gran lunga più potenti sulla terra; i sismi possono rilasciare in pochi secondi un’energia superiore a migliaia di bombe atomiche, solitamente misurata in termini di momento sismico. A tal riguardo basti pensare che un terremoto riesce a spostare in pochi secondi volumi di roccia di centinaia di chilometri cubi. L’unità di misura sismica piú usata è tuttavia ancora la Scala Richter, una scala logaritmica adimensionale che rappresenta, per ogni differenza relativa di 2, una fattore di potenza di 1.000; quindi, un terremoto di magnitudo 6 è mille volte piú potente di uno di magnitudo 4. Qui si può scaricare un semplice programma che permette di calcolare l’energia rilasciata da un terremoto, in funzione della sua magnitudo.

Il singolo evento che ha fatto registrare più vittime negli ultimi mille anni è il terremoto dello Shaanxi (Cina) del 1556, di magnitudine 8,3, a causa del quale morirono 830.000 persone[1]. Quello a più alta magnitudo, invece, è il Terremoto di Valdivia (Cile) del 1960, che raggiunse 9,5.

Ipocentro ed epicentro

Mappa delle zone sismiche terrestri

I terremoti di maggiore magnitudo sono di solito accompagnati da eventi secondari (e non necessariamente meno distruttivi) che seguono la scossa principale e si definiscono repliche (spesso definite in modo non corretto scosse di assestamento). Quando piú eventi si verificano contemporaneamente, o quasi, può trattarsi di terremoti indotti (il sisma innesca la fratturazione di altra roccia che era già prossima al punto critico di rottura). La fonte del terremoto è generalmente distribuita in una zona interna della crosta terrestre — nel caso dei terremoti più devastanti questa può avere un’estensione dell’ordine di un migliaio di chilometri — ma è normalmente possibile identificare un punto preciso dal quale le onde sismiche hanno avuto origine; questo si chiama “ipocentro” e qui si è originato il movimento della frattura preesistente (faglia) o la sua improvvisa generazione. La proiezione verticale dell’ipocentro sulla superficie terrestre viene invece detta “epicentro”, ed è il punto in cui di solito si verificano i maggiori danni.

Le onde sismiche

Per approfondire, vedi la voce Onde sismiche.

Si distinguono tre tipi di onde sismiche:

Onde longitudinali o di compressione (P)

Le onde P fanno oscillare la roccia avanti e indietro, nella stessa direzione di propagazione dell’onda. Esse generano quindi “compressioni” e “rarefazioni” successive nel materiale in cui si propagano. La velocità di propagazione dipende dalle caratteristiche elastiche del materiale e dalla sua densità. Poiché le onde P si propagano più rapidamente, sono anche le prime (P = Primarie) a raggiungere i sismometri, e quindi ad essere registrate dai sismografi. Nella crosta terrestre tali onde viaggiano a una velocità che può raggiungere anche i 10 km al secondo. Queste onde sismiche attraversano longitudinalmente tutti i materiali.

Onde di taglio o trasversali (S)

Le onde S, ovvero onde “secondarie”, muovono la roccia perpendicolarmente alla loro direzione di propagazione (onde di taglio). Esse sono più lente delle onde P, viaggiando nella crosta terrestre con una velocità fra 2,3 e 4,6 km/s. Le onde S non possono propagarsi attraverso i fluidi perché questi non oppongono resistenza al taglio.

Onde superficiali (R e L)

Le onde superficiali, a differenza di ciò che si potrebbe pensare, non si manifestano nell’epicentro, ma solo ad una certa distanza da questo. Tali onde sono il frutto del combinarsi delle onde P e delle onde S e sono perciò molto complesse. Le onde superficiali sono quelle che provocano i maggiori danni.

Le onde di Rayleigh, dette anche onde R, muovono le particelle secondo orbite ellittiche in un piano verticale lungo la direzione di propagazione, come avviene per le onde in acqua.

Le onde di Love, dette anche onde L, muovono invece le particelle trasversalmente alla direzione di propagazione (come le onde S), ma solo sul piano orizzontale.

I maremoti

I terremoti, specialmente quelli che avvengono sotto il mare o gli oceani, possono provocare maremoti, sia come risultato diretto della deformazione del letto marino, causata dal terremoto, sia come conseguenza di uno smottamento subacqueo indirettamente innescato da questo.

Cause dei terremoti

Per approfondire, vedi la voce Teoria del rimbalzo elastico.

Alcuni terremoti sono causati dal movimento magmatico all’interno di un vulcano, e possono essere indicatori di una imminente eruzione. In rarissimi casi, terremoti sono stati associati all’accumulo di grandi masse d’acqua nei bacini delle dighe, come per la diga di Kariba in Zambia, Africa, e con l’iniezione o estrazione di fluidi dalla crosta terrestre (Arsenale delle Montagne Rocciose). Tali terremoti avvengono perché la resistenza della crosta terrestre può essere modificata dalla pressione del fluido. Infine, i terremoti (in senso molto ampio) possono essere il risultato della detonazione di esplosivi.

Prevedibilità dei terremoti

Per approfondire, vedi la voce Rischio sismico.

Già dall’ottocento sono state studiate le correlazioni tra le variazioni dell’altezza della falda idrica e della gravità locale, oltre che dell’emissione di radon, ma purtroppo allo stato attuale delle conoscenze non sono ancora stati elaborati modelli che permettano di evidenziare segnali utili alla previsione efficace di un terremoto o delle sue possibili caratteristiche, intensità e localizzazione spaziotemporale.

Il radon si forma con il decadimento radioattivo del radio e, essendo un gas nobile, non si combina con gli altri elementi e composti chimici; pertanto gran parte del radon che si forma all’interno delle rocce rimane intrappolato in esse. Se improvvisamente si verificano movimenti o fessurazioni delle rocce, come avviene durante o immediatamente prima di un terremoto, il radon contenuto in profondità affiora sulla superficie terrestre, dove peraltro esso è già presente in certa misura, aumentando la locale concentrazione con picchi improvvisi o cosiddetti “spifferi”[2]. Nella speranza di poter realizzare un sistema di previsione a breve termine e affidabile dei terremoti, vari studi sono in corso; per tale ricerca si utilizza una rete di rivelatori di radon, opportunamente distribuiti sulla superficie delle zone interessate.

Il terremoto di Haicheng del 4 febbraio 1975 è stato storicamente il primo e unico terremoto previsto[3], ma in quel caso i segnali erano talmente intensi e regolarmente progressivi da non lasciare alcun dubbio sulla prossimità dell’evento.

La previdibilità dei fenomeni sismici è stata oggetto in Italia di discussioni e polemiche fuori dell’ambito scientifico, a seguito del Terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009; in occasione del tragico evento, la stampa riportò con enfasi la notizia secondo la quale Giampaolo Giuliani, un tecnico di laboratorio non laureato, nelle settimane precedenti il sisma aveva sostenuto l’ipotesi dell’imminenza di una scossa disastrosa; questa si sarebbe verificata, a suo dire, in marzo, a grandi linee in quella stessa regione; egli basò la sua analisi sull’aumento improvviso di emissioni di Radon [4], utilizzando però metodologie previsionali che non sono state ritenute rigorose dalla comunità scientifica.

I terremoti più forti degli ultimi due secoli

La distribuzione del momento sismico nei terremoti del XX e XXI secolo. Si noti la percentuale di momento complessivo, espressa dai primi tre terremoti rispetto al totale.

I terremoti più forti del XXI secolo

  1. Al largo della costa nord di Sumatra – magnitudo 9 – 26 dicembre 2004
  2. Sumatra, Indonesia – magnitudo 8,7 – 28 marzo 2005
  3. Giakarta, Indonesia – magnitudo 8,4 – 12 settembre 2007
  4. Ica, Perù – magnitudo 7,9 – 15 agosto 2007
  5. Calama, Cile – magnitudo 7,7 – 14 novembre 2007
  6. Wenchuan, Cina – magnitudo 7,8 – 12 maggio 2008
  7. Iwate e Tohoku, Giappone – magnitudo 7,2 – 14 giugno 2008
  8. L’Aquila, Italia – magnitudo 5,8 – 6 aprile 2009

I terremoti più disastrosi del XX e XXI secolo

Classifica in base al numero di morti dichiarati [2]. I numeri sono da considerare sempre approssimativi e quasi sempre sottostimati.

  1. Tangshan, Cina (1976) – 255.000 morti
  2. Sumatra settentrionale (2004) – 228.000 morti
  3. Haiyuan, Cina (1920) – 200.000 morti (dal punto di vista degli effetti, questo terremoto è stato classificato al XII grado della scala Mercalli)
  4. Kanto, Giappone (1923) – 143.000 morti
  5. Ashgabat, Turkmenistan (1948) – 110.000 morti
  6. Sichuan orientale, Cina (2008) – 88.000 morti
  7. Muzzarrafad, Pakistan (2005) – 86.000 morti
  8. Messina, Italia (1908) – 72.000 morti
  9. Chimbote, Perù (1970) – 70.000 morti
  10. Reggio Calabria, Italia (1908) – 48.000 morti
  11. Iran occidentale (1990) – 45.000 morti
  12. Gulang, Cina (1927) – 41.000 morti
  13. Avezzano, Italia (1915) – 33.000 morti
  14. Erzincan, Turchia (1939) – 33.000 morti
  15. Bam, Iran (2003) – 31.000 morti
  16. Quetta, Pakistan (1935) – 30.000 morti
  17. Chillan, Cile (1939) – 28.000 morti
  18. Spitak, Armenia (1988) – 25.000 morti
  19. Guatemala (1976) – 23.000 morti
  20. Gujarat, India (2001) – 20.000 morti
  21. Cina (1974) – 20.000 morti
  22. Kangra, India (1905) – 19.000 morti
  23. Karamursel/Golyaka, Turchia (1999) – 17.000 morti
  24. Tabas, Iran (1978) – 15.000 morti
  25. Agadir, Marocco (1960) – 15.000 morti
  26. Qazvin, Iran (1962) – 12.500 morti
  27. Qaratog, Tajikistan (1907) – 12.000 morti
  28. Khait, Tajikistan (1949) – 12.000 morti
  29. Bihar, India-Nepal (1934) – 11.000 morti
  30. Fuyun, Xinjiang (Sinkiang), Cina (1931) – 10.000 morti
  31. Tonghai, Yunnan, Cina (1970) – 10.000 morti
  32. Dasht-e Bayaz, Iran (1968) – 10.000 morti

Grandi terremoti in Italia dal 1900 in poi

Per un elenco completo anche dei terremoti precedenti vedere anche: Lista di terremoti italiani

  1. Messina e Reggio Calabria, Italia – magnitudo 7,2 – 28 dicembre 1908
  2. Avezzano e Marsica, Italia – magnitudo 6,9 – 13 gennaio 1915
  3. Mugello (Firenze) Italia – magnitudo 6,9 – 29 giugno 1919
  4. Terremoto di Garfagnana e Lunigiana, Italia – magnitudo 6,5 – 7 settembre 1920
  5. Vulture, Italia – magnitudo 6,7 – 23 luglio 1930
  6. Belice, Italia – magnitudo 6,4 – 15 gennaio 1968
  7. Tuscania, Italia – magnitudo 4,5 – 6 febbraio 1971
  8. Terremoto di Ancona, Italia – più scosse da febbraio a giugno, massima magnitudo 5,1 – 1972
  9. Friuli, Italia – magnitudo 6,4 – 6 maggio 1976
  10. Irpinia Napoli San GiulianoConza della Campania, Italia – magnitudo 6,9 – ore 19:28 del 23 novembre 1980
  11. Livorno e Pisa – Due scosse di magnitudo 5,7 e 5,8 – 24 aprile1984.
  12. Siracusa, Italia – magnitudo 5,1 – 13 dicembre 1990
  13. Novellara, Bagnolo, Correggio (Reggio Emilia), Italia – magnitudo 5,4 – ore 11:56 del 15 ottobre 1996
  14. Umbria e Marche, Italia – magnitudo 5,7 – ore 11:43 del 26 settembre 1997
  15. Palermo, Italia – magnitudo 5,6 – ore 3:21 del 6 settembre 2002
  16. Molise, San Giuliano di Puglia (CB), Italia – magnitudo 5,6 – ore 11:32 del 31 ottobre 2002
  17. Vetto, Canossa (Reggio Emilia), Neviano degli Arduini, Traversetolo (Parma), Italia – magnitudo 5,2 – ore 16:25 del 23 dicembre 2008
  18. L’Aquila e Abruzzo, Italia – magnitudo 5,8 Ml (6,3 Mw)[5] – ore 3:32 del 6 aprile 2009

Curiosità

Durante la Guerra fredda, le onde P sono state studiate per tenere sotto controllo le nazioni che praticavano esperimenti nucleari. Infatti il primo arrivo (così vengono definite in gergo le prime onde percepite) di un’onda generata da un’esplosione nucleare è sempre un’onda P. Ognuno dei due blocchi studiava i progressi nucleari del blocco contrapposto, grazie all’utilizzo dei sismometri, al punto che i test nucleari (sotterranei o in atmosfera) furono usati sia dagli USA sia dall’URSS come una sorta di avvertimento — o comunicazione indiretta — nei confronti del nemico.

La Chiesa Cattolica venera Sant’Emidio come protettore dal terremoto.

Note [modifica]

  1. ^ [1]
  2. ^ Richon, P.; Sabroux, J.-C.; Halbwachs, M.; Vandemeulebrouck, J.; Poussielgue, N.; Tabbagh, J.; Punongbayan, R. (2003). Radon anomaly in the soil of Taal volcano, the Philippines: A likely precursor of the M 7.1 Mindoro earthquake (1994) . Geophysical Research Letters 30 (9): 34–41. DOI:10.1029/2003GL016902.
  3. ^ Tedesco, G. (2005). Introduzione allo studio dei terremoti. 144.
  4. ^ http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=693768
  5. ^ dati dell’INGV

Voci correlate

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