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Climatologia (fontemeteoweb.it) – Apat relazione 2005

Climatologia

Un pazzo? Ma qui è pieno di pazzi!
a cura di Redazione MeteoWeb del 27/05/2009
 
di Guido Guidihttp://www.climatemonitor.it/ – Ma il livello dei mari sale o no? Secondo le proiezioni del Panel Intergovernativo delle Nazioni Unite non ci sono dubbi, l’innalzamento del livello dei mari rischia di essere l’effetto più dirompente delle modifiche indotte dal riscaldamento globale.

Secondo chi ha curato molti dataset di osservazione invece non ci sarebbe traccia di alcun aumento, nè questo è probabile che si verifichi.

A chi dare ascolto?

OOrmai ci siamo abituati, si può dire tutto ed il contrario di tutto, con pari possibilità di essere creduti, fraintesi o presi per pazzi. La comunicazione attorno alla questione clima sembra essere divenuta la palestra dove far pratica di questo esercizio. Da un lato la ferma convinzione che sia giusto prospettare immani catastrofi, dall’altro un rigetto totale di queste teorie, portato avanti in ordine sparso ora da questo ora da quel personaggio del mondo scientifico che non vuole saperne di unirsi al consenso.

La temperatura salirà? Bene, no male, cioè, la faccenda è controversa. In valore assoluto potrebbe anche andar bene a qualcuno. Un pò più di terra da coltivare, biosfera più rigogliosa etc etc. Qualcun altro magari potrebbe soffrire un po’ di siccità ma, in fondo, il problema vero è portare l’acqua dove già non c’è, non tanto che questa possa scarseggiare dove ora abbonda, a meno di non stravolgere la natura dei corsi d’acqua, magari per irrigare qualche chilometro quadrato di cereali per autotrazione.

Il terrore vero, quello su cui la leva è più forte è un altro. I mari saliranno fino a sommergere intere nazioni, scompariranno un sacco di isole e le tempeste costiere saranno sempre più violente ed aggressive. Difficile che da questo possa guadagnarci qualcuno. Di qui l’esigenza di mostrare le capitali mondiali invase da maree inarrestabili, un’arte in cui la clima-fiction  An Inconvenient truth ha letteralmente sbancato, portando il mare di appena qualche ”qualche metro” sopra le più fosche previsioni dell’IPCC e guadagnandosi perciò l’oscar della boutade climatica. Un pò di onori, ma sarebbe meglio fossero oneri, vanno anche ad una nota produzione televisiva di casa nostra, che il mare lo ha portato fino a Milano, “dimenticando” di dire che la città da bere – è il caso di dirlo- è a 120mt sul livello del mare e sul pianeta l’acqua necessaria a compiere l’opera forse neanche l’abbiamo.
Qualcuno sostiene che indurre un po’ di spavento serve a sensibilizzare l’opinione pubblica. Al riguardo avrei più di qualche dubbio, ma comunque l’obbiettivo è stato centrato, perchè sono decenni che gli abitanti di alcune isole dell’area del Pacifico vivono con pinne e maschera a portata di mano chiedendo a gran voce di essere sostenuti moralmente ma soprattutto economicamente nella lotta contro i marosi. Peccato che il mare non stia salendo, almeno non lì dove ci hanno raccontato che dovrebbe.

Ancora una volta la faccenda è estremamente complessa e prova a spiegarcela uno che a questi argomenti ha dedicato la sua intera esistenza, finendo la sua carriera come Presidente della Commissione Internazionale sui Processi Marini e Costieri, una delle cinque commissioni dell” INQUA1, Il Dr. Nils-Axel Mörner. Devo ammettere di non averne mai sentito parlare prima d’ora, ma facendo una breve ricerca sulla rete si capisce subito che non è esattamente un Carneade, ma piuttosto uno che dimostra di saper quel che dice. Per dovere di cronaca va detto che l’ente da lui diretto per lungo tempo ha recentemente virato di 180 gradi la propria visione, sposando in toto la linea del Panel delle Nazioni Unite.

Tra chi invece lo conosce ed ha avuto modo di valutare scientificamente il suo lavoro, si dice che sia un personaggio un po’ autoreferenziale ed un tantino convinto di essere l’unico ad aver ragione. Questo farebbe di lui il perfetto clima-catastrofista, ma invece il nostro ha scelto di parlare fuori dal coro e, da questa scomoda posizione, ha passato gli ultimi anni a menare fendenti a tutti quelli che asseriscono che il livello del mare stia crescendo causa aumento della CO2, causa aumento della temperatura, causa scioglimento dei ghiacci. Forse si rasenta la noia, ma la critica è sempre la stessa, le proiezioni di aumento scaturiscono dall’impiego dei modelli di simulazione, ma le osservazioni non confermano, almeno quelle che lui ha curato nel corso della sua lunga carriera che lo ha visto, tra l’altro, tra i revisori del 3° e 4° Rapporto dell’IPCC. E così la comitiva dei 2500 scienziati del consenso perde un’altra unità, l’ennesima.

Le sue opinioni sono sommarizzate in un articolo del Telegraph che a sua volta riprende un’intervista concessa alla rivista EIR 2, che non è esattamente una fonte tenera, essendo autoedita dal controverso e per molti discutibile attivista politico Lyndon LaRouche. A noi sono arrivate attraverso il blog di Piero Vietti su Il Foglio. Una sola frase basta a tradurre il suo pensiero: L’aumento del livello dei mari è la più grossa bugia che sia stata mai raccontata.

Le teorie di Mörner partono da lontano, come lunghe sono le serie di dati raccolti per dimostrarle. Si parte dal concetto base per il quale un aumento del livello dei mari farebbe aumentare il raggio del pianeta e questo, per una legge fisica ben nota, farebbe diminuire la velocità di rotazione della terra. A conti fatti, il trend identificato incrociando i dati astronomici con quelli geologici è stato di1.1mm per il periodo 1850-1930/40, poi nessun trend di aumento fino al 1970. La conferma arriva anche studiando i movimenti tettonici dei Paesi Bassi e della Svezia, i primi in una lunga fase subsidente, la seconda innalzatasi invece al termine dell’ultima era glaciale. Lo stesso conto si potrebbe fare con le osservazioni dei livelli di marea, ma lì la faccenda è molto più complessa, perchè intervengono molti fattori locali, spesso anche di origine antropica, a rendere un sito diverso dall’altro.

Dal 1970 in poi entrano in gioco i dati satellitari che sono certamente più omogenei. Questi però, stando alle dichiarazioni di Mörner, avrebbero subito un particolare trattamento. Nel suo lavoro di revisore dell’IPCC, egli ha rilevato che il materiale prodotto dal Panel riguardava i dati provenienti da una delle sei stazioni di osservazione di Honk Kong, che mostrava un rateo di ascesa del livello del mare di 2.3mm l’anno. Tale valore sarebbe stato impiegato per introdurre un fattore di correzione pari appunto a 2.3mm ai rilevamenti satellitari, portando un dataset che dal 1992 al 2003 non aveva mostrato alcun trend significativo ad assumere un deciso trend positivo. Se questo fosse il rateo globale, i Paesi Bassi -che ancora sono tali- piuttosto che alla subsidenza sarebbero soggetti all’innalzamento, il che malgrado essi forse gradirebbero, in effetti non accade.

A questo punto il nostro va giù duro, denunciando quella che lui ritiene essere una alterazione dei dati, compiuta per identificare ad ogni costo un trend che si accordasse con i risultati delle simulazioni. Per spiegarsi meglio ci mette anche un pò di filosofia, criticando severamente chi approccia la ricerca conoscendo la risposta in quanto identificata dalle simulazioni, piuttosto che cercandola attraverso il metodo osservativo e sperimentale. Che ci si creda o no -e sinceramente mi sembra un po’ troppo- la questione è da far tremare i polsi.

Mörner però non è l’unico ad avere seri dubbi sull’impiego di questi dati. A questo link, sul sito di John Daly, trovate un’approfondita analisi delle capacità di questi strumenti. Ad esempio, il limite di accuratezza dei sensori è molte volte superiore al rateo di accrescimento del livello del mare, cui si arriva infatti dopo una serie interminabile di operazioni statistiche sui dataset e questo finisce per portare i dati in una dimensione molto più virtuale che reale. Seguendo lo stesso ragionamento, non è ben chiaro per quale motivo i dati di temperatura provenienti dai satelliti siano giudicati troppo brevi (esistono da poco più di un trentennio) e non completamente affidabili per essere impiegati, mentre quelli relativi al livello del mare (il dataset copre un periodo di soli nove anni), siano così largamente impiegati nonostante le difficoltà appena descritte. A tutto ciò si aggiunge il paradosso che una delle operazioni di correzione dei dati Topex-Poseidon per il livello del mare avviene impiegando delle sonde MSU, con la stessa tecnologia impiegata per le temperaure. In pratica le MSU3 non sono buone per misurare la temperatura, ma sono buone per correggere i dati del livello del mare.

Ma dicevamo delle osservazioni. Come detto qualche riga più su, gli abitanti di alcune isole del Pacifico sarebbero pronti a far fagotto, ma ciò non è ancora accaduto perchè scarseggiano le evidenze di un eventuale salita del livello del mare. Gli esempi sono tre e riguardano le isole Maldive e Tuvalu e l’isola di Tegua. Per le prime, dopo un inspiegabile drop del livello del mare di ben 20cm attorno al 1970, sono seguiti trentacinque anni di assoluta stabilità. Per le seconde le misurazioni fatte dal 1978 non mostrano alcun trend, ma nel sottosuolo hanno cominciato a trovare acqua salmastra piuttosto che dolce. Chiaro come il sole che il mare se le sta riprendendo. E invece no, dice Mörner, le riserve di acqua dolce sono state consumate da una industria alimentare ed il vuoto nel sottosuolo è stato riempito dall’acqua di mare. Chi paga per questo? Non c’è dubbio, deve pagare chi ha generato il riscaldamento globale. L’ultima è Tegua, dove piuttosto che un aumento, il livello del mare sembra mostrare una diminuzione.

La sfuriata di Mörner non finisce qui, perchè trova il tempo di parlare con almeno apparente cognizione di causa anche di scioglimento dei ghiacci, focalizzando la sua attenzione sul ghiacciaio del Kilimangiaro, ridottosi per ablazione e non per calore in assenza di precipitazioni per le mutate condizioni ambientali indotte dalla deforestazione. Ma ce n’è anche per la Groenlandia. Quest’ultima non starebbe sperimentando alcuno scioglimento sul settore est, cui si oppone una tendenza del ghiaccio a diminuire sul settore ovest; una diminuzione iniziata la bellezza di duecento anni fa, verrebbe da aggiungere in pieno boom antropogenico.

E infine la sua personalissima opinione per il futuro: un innalzamento in cento anni di 10cm con un errore di più o meno 10cm. Vale a dire zero nel migliore dei casi, parecchio sotto il livello del terrore nel peggiore.

Per finire come avevamo cominciato, difficile dire chi abbia imboccato l’autostrada contro mano. Da un lato le osservazioni, cioè la realtà dei fatti.  Dall’altro parecchi altri dati, forse corretti, forse no, comunque meritevoli di pari dignità, ma pur sempre frutto di approssimazione. Forse la scelta giusta l’ha fatta Al Gore, comprandosi casa al mare poco più di un anno fa.

Per approfondire:

http://www.apat.gov.it/site/_contentfiles/00140400/140483_IdeambienteOttobre2005.pdf

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