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1915 La Marsica Avezzano

Terremoto della Marsica

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Terremoto della Marsica
Data 13 gennaio 1915
Ora 07:48
Epicentro conca del Fucino
Intensità Mercalli XI
Vittime oltre 29.000 [1]

Il terremoto della Marsica fu un drammatico evento sismico avvenuto il 13 gennaio 1915, che colpì l’intera area della Marsica, situata nell’interno abruzzese e parte del Lazio meridionale.

Indice

Dati storici

Il castello medioevale di Avezzano prima del terremoto del 13 gennaio 1915

Fu uno dei più catastrofici terremoti avvenuti sul territorio italiano: causò più di 29.000 vittime [2] su un totale di 120.000 persone residenti nelle aree disastrate. Dopo soli sei anni dal terremoto del 1908, avvenuto alla fine dell’anno, il 28 dicembre, l’Italia tornò ad essere funestata da un altro violentissimo sisma.

Avvenne alle ore 07:48, e fu dell’XI grado della Scala Mercalli con epicentro nella conca del Fucino, ma l’ondata sismica colpì anche alcune zone dell’Italia centrale al confine col Lazio e la Campania, con effetti pari o superiori al VII grado Mercalli; nei successivi mesi ci furono circa 1000 repliche.

Le vittime furono quasi 30.000, i feriti e i senza tetto decine di migliaia. Questo terremoto fu uno dei più disastrosi della storia italiana. La scossa fu avvertita anche a Roma, producendo lievi danni ad alcuni palazzi, ma, nonostante ciò, si tardò e molto a comprendere la vastità dell’area coinvolta e la drammaticità delle conseguenze: l’allarme non fu sufficiente ad avviare con rapidità i soccorsi.

La testimonianza di un sopravvissuto operaio di Avezzano, riportata dal quotidiano Il Mattino del 14 gennaio 1915, è molto eloquente riguardo all’entità di questa catastrofe: “Non mi resi subito conto di ciò che era avvenuto; ritenni dapprima che si trattasse del crollo improvviso dello stesso stabilimento dove ero occupato: catastrofe forse avvenuta per lo scoppio di qualche macchina. Non potevo immaginare quale orribile immane catastrofe si fosse abbattuta sulla ridente Avezzano, così tranquilla e piena di vita. La gamba sinistra mi doleva abbastanza, ma ciò non mi impedì di trascinarmi fino all’aperto. Ma appena fuori, le mie orecchie furono straziate da mille lamenti. Guardai Avezzano e credetti ancora di essere vittima di un orrendo sogno: il castello, gli stabilimenti dagli alti fumaioli, la Chiesa dell’artistico ed agile campanile, tutto era scomparso.
Avezzano era scomparsa ed al suo posto non si scorgevano che pochi muri”.

Prima del sisma Avezzano era una cittadina di circa tredicimila abitanti; il prosciugamento del lago Fucino faceva sentire i primi influssi sull’economia dell’area, non solo nell’agricoltura ma anche nel settore terziario.

Il terremoto non colpì solo Avezzano, ma anche tutti i paesi dell’area fucense, i paesi della Valle Roveto e della media Valle del Liri. Avezzano venne completamente rasa al suolo, le vittime furono tantissime, più di 10.700 su un totale di 11.000 abitanti: tra le vittime anche lo stesso sindaco. I pochissimi sopravvissuti (in gran parte feriti) rimasero senza tetto poiché tutti gli edifici crollarono su se stessi tranne uno, al quale è stata applicata targa commemorativa di quella terribile vicenda. Il terremoto isolò completamente la zona e la notizia del disastro fu segnalata solamente nel tardo pomeriggio; i soccorsi, partiti la sera tarda del 13 arrivarono solamente il giorno dopo a causa dell’impraticabilità delle strade causata da frane e macerie. Anche il Circondario di Sora fu devastato causando qualche migliaia di morti e gravissimi danni al patrimonio edilizio di Sora, Arpino, Castelliri, Isola del Liri, Pescosolido. Più di 9000 uomini, fra militari, enti e civili vennero impegnati per i soccorsi, il trasporti dei feriti agli ospedali e la distribuzione dei viveri. A coloro che si distinsero maggiormente fra i soccorritori, venne concessa una medaglia di benemerenza.

L’evento sismico mise in evidenza la non preparazione dello Stato. Erminio Sipari, deputato del collegio di Pescina, portò la protesta di quelle vittime che probabilmente si sarebbero potute salvare. Nell’autunno del 1914 era, inoltre, iniziata la guerra (anche se l’Italia non vi entrò fino al maggio del 1915) e ciò influì pesantemente sull’utilizzo e, soprattutto, sulla permanenza della truppa nella regione colpita. Tra le emergenze del terremoto ci fu il problema degli orfani: la gran parte di loro fu affidata all’Opera Nazionale di Patronato “Regina Elena” ed accolti presso Istituti, grazie al lavoro instancabile del prelato Don Orione, al quale fu affidata la responsabilità di restituire i bambini orfani ai parenti ancora in vita.

Il terremoto del 1915 interessò un settore della catena appenninica fino ad allora caratterizzato da una sismicità poco significativa. Il sospetto che il terremoto fosse stato causato dal prosciugamento del Lago del Fucino non è mai stato indagato a fondo. Alcuni geologi attribuirono la causa del terremoto allo slittamento di una faglia. Ad Avezzano una sola casa rispettava i criteri di costruzione antisismici (fu l’unica a restare in piedi) ed inoltre l’economia legata al prosciugamento del lago aveva favorito una diffusa speculazione edilizia, dove la maggior parte delle abitazioni veniva costruita velocemente e con materiali inappropriati. E dunque anche questa fu una delle cause che contribuì ad aumentare le proporzioni del disastro.

Nella città di Avezzano il sisma provocò la morte di circa 10.000 persone; i danni agli edifici furono così gravi da consentire il recupero solo di poche abitazioni. Avezzano perse i suoi monumenti importanti: il Castello Orsini e la cattedrale di S. Bartolomeo. Per assistere od ospitare i terremotati furono realizzate delle strutture conosciute come “Casette Asismiche”, che sono visibili ancora oggi. Col passare degli anni sono state trasformate in case, stalle o rifugi ed insieme ai pochi ruderi ancora visibili del terremoto, rappresentano la memoria storica e tangibile dell’evento.

Oggi Avezzano è una città che conta oltre 40.000 abitanti ed è il centro economico più importante della Marsica ed uno dei più importanti dell’Abruzzo. È una città in continua espansione. Essendo stata completamente ricostruita, è priva di un centro storico e la maggior parte degli edifici è costituita da piano terra e primo piano. Solo le costruzioni più recenti presentano più di due piani: ciò perché, nel tempo, i criteri antisismici sono cambiati.

Alcuni paesi della Marsica,come Tagliacozzo,si salvarono dal catastrofico terremoto grazie alla roccia “antisismica” sulla quale posa. In questo luogo in particolare, non si rilevarono particolari danni alle abitazioni, ancora oggi intatte tra le più antiche.

Comuni interessati [modifica]

La maggior parte delle vittime si concentrò nell’area fucense e nei centri maggiori. [3]

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