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Geopetrografia Lazio fonte uniroma1

Geopetrografia Lazio fonte uniroma1

Alla Scoperta del Lazio
Collaborazione Museo di Mineralogia e C.R.D.-Regione Lazio

Odino Grubessi –
Maria Carla Cuggiani –
Cinzia Forniz

Gli aspetti geologici
Antichi vulcani e ampie pianure; coste di sabbia e di roccia e montagne innevate; isole dall’impronta squisitamente mediterranea e altopiani carsici; lagune salmastre costiere e grandi laghi vulcanici; fiumi e torrenti che scorrono in superficie oppure nel buio di grotte e tunnel sotterranei. Il Lazio è senza dubbio una delle regioni italiane con maggiore varietà di paesaggi naturali, da cui deriva un complesso insieme di situazioni climatiche e microclimatiche e di ecosistemi. Elemento fondamentale nel definire le diverse morfologie del paesaggio laziale è, come sempre, la natura geologica del paesaggio stesso, a sua volta definita da una lunga e affascinante storia di trasformazioni e mutamenti avvenuti nel corso delle ere passate. Vicende geologiche che attraverso processi violenti e improvvisi, come le manifestazioni vulcaniche, oppure lentissimi come l’accumulo di sedimenti di varia natura sul fondo di antichi mari, hanno fornito calcari, tufi, dolomie e arenarie, rocce di ogni tipo che costituiscono la “materia prima” per l’edificazione del territorio laziale. “Materia prima” che venne poi rimaneggiata da immani forze della crosta terrestre e modellata, in modo diverso a seconda della natura e composizione delle rocce, dai mari e dai venti, dalle acque continentali e dai ghiacci, fino a trasformarsi in quel mosaico di paesaggi di notevole bellezza che oggi caratterizzano il Lazio.

7 – La geologia di Roma L’area in cui sorge la città di Roma è caratterizzata da una complessa storia geologica, che ha determinato un assetto del territorio molto articolato. Compresa tra due distinti distretti vulcanici, i Colli Albani a sud-est e i Sabatini a nord-ovest, la Capitale poggia le sue fondamenta su una successione di terreni – dalle marne ed argille del Pliocene, ai prodotti vulcanici, fino ai depositi alluvionali della Valle del Tevere – molto diversi tra loro per caratteristiche geofisiche, geotecniche e litologiche e che hanno condizionato lo sviluppo del nucleo urbano fin dalla sua nascita.Le “fondamenta geologiche” di Roma: le caratteristiche geolitologiche del territorio urbano ha permesso il suo impiego sia come terreno di fondazione sia come materiale da costruzione per edifici ed opere stradali nel corso delle diverse epoche storiche.

Roma sotterranea: da oltre 2.500 anni sotto palazzi e strade cittadine è in corso un’evoluzione geomorfologica in cui geologia ed archeologia si intrecciano in modo affascinante: cunicoli, grotte, cavità sotterranee naturali sono stati utilizzati, o creati ex novo, nel corso del tempo per ospitare catacombe e cripte, mitrei e carceri, opere idrauliche o fognature.

Le sorgenti di Roma antica: il sottosuolo urbano è ricco di acque, ben conosciute fin dall’antichità. Il loro sfruttamento attraverso sorgenti e pozzi ha influenzato ampiamente la localizzazione e la crescita dei primi nuclei abitati.

Il rischio sismico: grande motivo di orgoglio per la Roma imperiale era pensare di aver edificato una città del tutto sicura dal punto di vista sismico. Una credenza popolare che si è tramandata fino ai nostri giorni, supportata anche dalla convinzione che le cavità del sottosuolo rappresentino una protezione contro i terremoti. Una corretta conoscenza delle caratteristiche geologiche, geofisiche e geotecniche dei terreni è di primaria importanza per la prevenzione degli effetti causati dagli eventi sismici.

Evoluzione geologica del territorio laziale
3-1 – Il Lazio oltre 200 milioni di anni faOsserviamo dall’alto la nostra Regione nel suo insieme ¬. Da NO a SE si elevano i rilievi appenninici che sono i resti deformati e sollevati di rocce depostesi sul fondo dell’antico mare della Tetide ¬ , quel grande oceano compreso tra Africa ed Eurasia, nell’Era Mesozoica, 200 milioni di anni fa. I suoi fondali: secche, scogliere coralline, scarpate e bacini pelagici e i processi di accumulo di materiali sedimentari in acque superficiali e profonde, saranno il presupposto per la formazione della Catena Appenninica.¬ 1 – Aspetto della terra verso la fine dell’Era Mesozoica

3-2 – La nascita dei rilievi dell’Appennino

Le prime montagne nascono con il sollevamento della catena appenninica nella successiva Era Cenozoica, circa 100 milioni di anni fa. Questo fenomeno è il risultato di un movimento di avvicinamento, lento ed inesorabile, dell’Africa verso l’Eurasia. I sedimenti di varia origine, formatisi sul fondo della Tetide, vengono spinti, sollevati ed impilati e li ritroviamo oggi in superficie.

Quella che si chiama la “serie Laziale Abruzzese” è una delle antiche piattaforme carbonatiche e parte dei suoi resti li ritroviamo oggi a formare la catena dei Monti Simbruini e Ernici e quella dei Lepini – Ausoni – Aurunci.

Ritroviamo invece le rocce formatesi in ambiente di mare aperto nei monti della Tolfa (liguri e sub liguri), in quella che si chiama la “successione Umbro-Marchigiana-Sabina” rappresentata dai rilievi dei Monti Sibillini, Sabini, Lucretili, Ruffi, Tiburtini, Prenestini, e da alcuni rilievi sottomarini che emergono sotto forma di isole (Monte Soratte, Monti Cicolani, Monti Cornicolani e Monte Circeo).

3-3 – La via del fuoco: il Tirreno ed i Vulcani

Verso la fine dell’era Cenozoica nella parte occidentale della catena appenninica, ormai quasi completamente emersa, avvengono profonde trasformazioni. La crosta terrestre si assottiglia, sprofonda lentamente e nasce il Mar Tirreno. Viene messo in posto un gigantesco sistema di faglie (fratture sul terreno parallele) con andamento NO-SE e si creano così delle profonde depressioni che vengono invase dalle acque. Nel Pliocene medio e superiore (4-3 m.a.) in questo inquieto settore, le grandi fratture consentono la risalita di magmi dalla crosta terrestre lungo i numerosi condotti che daranno origine al vulcanismo laziale. Questo gigantesco fenomeno comincia come una strada diritta, dapprima in Toscana (M.Amiata) e poi nel Lazio Settentrionale. Si mettono in posto le lave della Tolfa e del settore cerite manziate (da 4 a 2 m.a.) ed in seguito quelle dei Monti Cimini e Isole Ponziane (1.5-0.9 m.a.)

3-4 – E il fuoco continuò la sua strada….

Nel corso dell’ultimo milione di anni le grandi faglie si rimettono in movimento ed un altro sistema di faglie, trasversali alle precedenti, si viene così a creare. Queste fratture favoriscono la fuoriuscita di nuovo magma attivando una spettacolare successione di manifestazioni vulcaniche che durerà sino a 60.000 anni fa: Nascono così i grandi vulcani Sabatino, Vulsino e Laziale; della Valle Latina, di Roccamonfina fino ad arrivare in Campania ai complessi di Ischia e di Procida, dei Campi Flegrei e del Somma-Vesuvio che sono ancora fortemente attivi. I prodotti di questa importante fase magmatica, detta alcalino-potassica, sono risaliti da profondità maggiori rispetto alla precedente, al livello del mantello superiore ed identificano la cosidetta “provincia magmatica romana“.

Il Quaternario: il Lazio durante gli ultimi 2 milioni di anni
Dai diversi fenomeni eruttivi (esplosivi ed effusivi) vengono emessi miliardi di tonnellate di tufi e di lave che, in tempi e modi diversi, hanno costituito il “materiale di costruzione” di gran parte del Lazio settentrionale e centrale, attraverso la creazione di rilievi in prossimità della costa. Il Tevere, ostacolato dai prodotti vulcanici, cambia il suo corso e i crateri dei vulcani diventano con il tempo i bacini di grandi laghi. Ripetuti innalzamenti ed abbassamenti del livello del mare (trasgressioni marine) modellano la costa tirrenica fino alla sua attuale morfologia; si forma il delta del Tevere che poi migra verso il mare, conquistando alla terraferma fasce costiere prima sommerse; si originano e si colmano ampi bacini lacustri intrappenninici (Bacino di Rieti, Bacino di Leonessa e Bacino Lirino) e si formano laghi e lagune costiere salmastre.4-1 – Le forze modellatrici: le grandi glaciazioni del Pleistocene. L’alternanza di periodi glaciali e interglaciali, protrattasi in un arco di tempo tra circa 1 milione e 10.000 anni fa, ha determinato nel Lazio importanti eventi geologici e paleontologici: l’estensione dei ghiacciai sui rilievi appenninici; la migrazione di particolari animali di faune tipiche ora di clima freddo, come il mollusco Artica islandica (l’ospite nordico), ora di clima caldo, come elefanti e rinoceronti; l’innalzamento e l’abbassamento del livello del mare. In relazione a quest’ultimo fenomeno delle trasgressioni marine, si formano nel Lazio meridionale cordoni di dune (la duna rossa antica e la duna recente nella Pianura Pontina e Fondana) e vaste lagune costiere.

4-2 – Le forze modellatrici: il carsismo.

I processi alla base dell’erosione delle rocce calcaree ad opera delle acque meteoriche hanno dato un contributo decisivo nel definire il paesaggio attuale del Lazio, attraverso manifestazioni di carsismo superficiale (doline, solchi, guglie e pinnacoli come a Campo Soriano) e sotterraneo (inghiottitoi e grotte come quella di Pastena e di Bellegra).

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