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Frequenze Radio e Terremoti

Terremoti e frequenze radio

scienzeDellaTerra060524

Alcuni ricercatori sostengono che le settimane precedenti a un sisma si verificano indebolimenti dei segnali radio sulle frequenze in onde lunghe (148,5-283,5 kHz). Tali attenuazioni sono così evidenti che non richiedono misurazioni specifiche, ma il semplice ascolto di stazioni radio (Radio Monte Carlo, nel Mediterraneo). Che relazione esiste tra i terremoti e le alterazioni locali del campo geomagnetico terrestre? Le anomalie geomagnetiche che accompagnano i sismi sono oltremodo correlabili con l’attività solare (analoga attenuazione delle radioemissioni in OL si verifica nei picchi di massima attività solare)?
Claudio Larghi 25 aprile 2006
Un evento sismico può generare diversi tipi di onda sismica: P, S, Rayleigh, Love… Se, per esempio, consideriamo le onde P, possiamo dire quanto segue. Le onde P, o primarie, che vengono generate da un terremoto altro non sono che delle onde compressionali (alternanza di compressione e dilatazione longitudinalmente alla direzione di propagazione) e, quindi, perfettamente assimilabili, anche se in un intervallo di frequenze più ampio, a onde acustiche. Riferendoci alle onde P possiamo dire che in generale un evento sismico provoca delle onde elettromagnetiche di frequenza uguale a quella dell’onda sismica per un processo di trasferimento di energia da oscillazioni meccaniche a oscillazioni elettromagnetiche. Quindi il volume di roccia interessato dalla scossa sismica si comporta come un’antenna. Ogni ciclo di compressione-dilatazione produrrà un segnale della medesima frequenza man mano che si propaga e dunque si avrà un centro di emissione elettromagnetica (ipocentro) che si trasformerà in una superficie di emissione (fronte dell’onda sismica) producendo un segnale radio fino all’esaurimento dell’energia disponibile per la trasformazione. Nel caso delle onde S si può ipotizzare un processo analogo prodotto però da un fenomeno di “caricamento per sfregamento”, come per i vecchi esperimenti di strofinamento della bachelite o grafite sulla lana, detto triboelettricità. Questo meccanismo si presta anche a ipotizzare l’esistenza di segnali radio precedenti alla scossa e dovuti all’accumulo delle tensioni nel volume di roccia della zona focale (cioè nella sorgente). In questo caso l’emissione avverrebbe esclusivamente nell’ipocentro e avrebbe una frequenza più elevata. Se la vibrazione meccanica, a causa della sua alta frequenza, subisce un attrito troppo elevato per raggiungere la superficie, la corrispondente onda elettromagnetica dovrebbe invece permeare la roccia con la medesima efficacia dell’onda radio-sismica, preannunciando una prossima rottura.Così, come con un geofono è possibile prevedere, ad esempio, il cedimento della volta in una miniera, il radio-geofono potrebbe essere in grado di prevedere il cedimento del materiale nel volume focale. È dunque un dato di fatto ormai accertato che lo stress tettonico da cui i sismi vengono generati produce delle emissioni elettromagnetiche prima, durante e dopo un grosso evento sismico (si veda la teoria radiosismica). Sono numerosi i ricercatori che ipotizzano che l’analisi dei segnali radiofonici, nella fattispecie di quelli a bassa o molto bassa frequenza (LF o VLF o ELF), possa essere utilizzato come un fenomeno precursore a fine predittivo. Tuttavia le evidenze sperimentali non sono ancora sufficienti a suffragare in maniera definitiva questa ipotesi. Solo un elevato numero di osservazioni potrà permettere la creazione di una statistica che avvalori o meno questa tesi. Quindi, benché in vari casi, nel periodo precedente a un evento sismico, sia in effetti stato registrato un sensibile indebolimento dei segnali sulle OL in una data area, non è ancora possibile sostenere con assoluta certezza una qualche correlazione con la sismicità né, qualora si provasse tale correlazione, connotarla come segno precursore di un evento. Ovvero dovrebbe essere provato che gli stress tettonici, che eventualmente provochino le variazioni dei segnali radio, siano anche in procinto di produrre una frattura… e quindi un terremoto, cosa niente affatto ovvia!.

Per quanto riguarda l’ultima domanda, la risposta è negativa. Infatti non vi è correlazione tra le anomalie geomagnetiche che accompagnano i sismi (e provocate dalle emissioni elettromagnetiche di cui sopra e dalle varazioni nella distribuzione di carica provocate dal terremoto) e l’attività solare. Vi possono essere certamente dei fenomeni di interferenza causati dal concorso di causa tra le due, ovvero dalla sovrapposizione delle variazioni del campo associate a un evento sismico e di quelle provocate dall’attività solare, tuttavia i due fenomeni generatori sono certamente scorrelati l’uno dall’altro, non influenzandosi né in modo univoco né tanto meno mutuo.

Tommaso Pinat Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Trieste

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