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Primate dell’uomo, fossile integro di 47milioni di anni

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21 maggio 09Evoluzione | scoperte

Il fossile perfetto

I resti straordinariamente conservati di un primate vissuto 47 milioni di anni fa gettano luce sulle prime fasi dell’evoluzione umana

Darwinius Masillae primate di umano
Ha 47 milioni di anni e misura appena 60 centimetri, dalla punta del naso a quella della coda, il fossile di primate più completo mai ritrovato. E secondo quanto affermano su PloS One i ricercatori che l’hanno esaminato, sarebbe anche il più antico antenato conosciuto della specie umana. Sebbene abbia sembianze simili a quelle di un lemure, infatti, si tratterebbe di una specie del gruppo degli Adapidi, uno dei due rami in cui i primati ancestrali si divisero decine di milioni di anni fa e dal quale derivano gli esseri umani.
Il Darwinius Masillae – questo il nome assegnato alla nuova specie – aveva pollice opponibile, unghie al posto degli artigli e una caviglia del tutto identica a quella umana, anche se più piccola. Ma le sorprese non finiscono qui: il fossile, che sarebbe stato rinvenuto nella cava di Messel in Germania nel 1983, è straordinariamente conservato – manca solo parte della zampa posteriore sinistra dal ginocchio in giù – e ricco di dettagli. Gli scienziati hanno anche potuto ricostruire l’ultimo pasto dell’animale: bacche e foglie. La dentatura, ben visibile ai raggi X, appare ancora in via di sviluppo: quando morì il piccolo primate, probabilmente una femmina, non aveva più di nove mesi di vita. (c.v.)

plate AB da galileo.gallery.

Le due metà del fossile di Darwinius Masillae presentate lo scorso 19 maggio all’American Museum of Natural History in New York. Quando fu scoperto nel 1983 nella cava di Messel, in Germania, lo scheletro fu diviso in due parti che finirono in distinte collezioni. La parte inferiore (B, nell’immagine riprodotta in modo speculare per il confronto con l’altra metà) fu acquistata dal Wyoming Dinosaur Center, quella superiore (A) da un privato e solo un paio di anni fa comprata dal Museo di Storia Naturale dell’Università di Oslo, che l’ha messa a disposizione dei ricercatori americani.
I risultati delle loro analisi sono stati pubblicati su PloS One (www.plosone.org/article/info:doi/10.1371/journal.pone.0005723 ).
Le aree delimitate in bianco indicano le parti originali della tavola B.
http://www.Galileonet.it

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