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2012, Sole, Noaa, Nasa

di lupone

NOAA PREVEDE PICCO DI TEMPESTE SOLARI NEL MAGGIO 2013
10 MAGGIO 2009
Dopo un lento avvio da Dicembre scorso dell’attività solare una giuria internazionale di esperti guidati dal NOAA Space Weather Prediction Center, prevede che la terra potrebbe essere colpita da una devastante tempesta solare in qualsiasi momento, con danni potenzialmente superiori ad un trilione di dollari.

Le tempeste solari sono eruzioni di energia e materia che sfuggono dal sole e procedi verso Terra, dove anche un debole tempesta possono danneggiare i satelliti e reti elettriche, interrompere le comunicazioni, l’energia elettrica e il GPS. Un unica forte esplosione del vento solare può minacciare la sicurezza nazionale, il trasporto, i servizi finanziari e di altre funzioni essenziali.

Il gruppo prevede un picco nel mese di maggio 2013.

La misura più comune di un ciclo solare di intensità è il numero di macchie solari presenti. Più sono presenti macchie solari, maggiore è la probabilità che si verifichino tempeste solari, ma una forte tempesta si può verificare in qualsiasi momento.

Un recente rapporto della National Academy of Sciences ha rilevato che se una grave tempesta che si verificasse oggi, potrebbe causare $ 1-2 miliardi di danni nel corso del primo anno e richiede da quattro a dieci anni per il recupero, rispetto ai $ 80-125 miliardi di euro che ha portato l’ uragano Katrina.

FONTE: http://www.spaceweather.com/headlines/y … 6bp8f3n2l1

Valerio Ugliano
RIPRODUZIONE CONSENTITA SE SEGUITA DA:
http://sites.google.com/site/thetruther … aggio-201

LO STUDIO
2012, allarme Nasa
“Black out sulla Terra”
Lo scenario apocalittico dell’agenzia spaziale Usa: una tempesta solare spegnerà i circuiti elettrici e bloccherà satelliti e telefonini

di ALESSIO BALBI

2012, allarme Nasa “Black out sulla Terra”
Milioni di persone senza elettricità nel 2012, cibo e medicine che vanno a male nei frigo spenti, telefoni e satelliti fuori uso. Uno scenario da “day after” che potrebbe essere derubricato alla voce “catastrofismo”, se non fosse che l’allarme viene dalla Nasa e dalla National Academy of Sciences. E nella parte del cattivo che mette a repentaglio la civiltà, una volta tanto, non ci sono le attività umane, l’inquinamento o il riscaldamento globale. Il nemico a sorpresa è il Sole, artefice della vita sulla Terra, che con un colpo di tosse potrebbe mettere ko le infrastrutture sulle quali l’Occidente prospera.

Da dicembre, l’attività del Sole sta lentamente aumentando. La nostra stella varia il suo campo magnetico ogni 11 anni e a un certo punto si raggiunge un picco di fenomeni (eruzioni solari e getti di massa coronale) dai quali si sprigionano grandi quantità di energia e di radiazioni. Tali getti possono raggiungere la Terra dando luogo a tempeste geomagnetiche. L’atmosfera ci protegge, gli effetti diretti delle tempeste solari sulla salute sono trascurabili, ma il loro impatto sulle strutture socio-economiche potrebbe essere disastroso.
Gli astronomi osservano questi fenomeni dal 1859 quando una tempesta geomagnetica di proporzioni straordinarie, oltre a rendere possibile l’osservazione di aurore come quelle polari in Italia e a Cuba, fece incendiare alcuni cavi del telegrafo in Europa e negli Stati Uniti. A maggio del 1921, un’altra tempesta provocò una serie di cortocircuiti, mettendo fuori uso le linee elettriche e quelle telefoniche sulle due sponde dell’Atlantico. Ma cosa accadrebbe se eventi del genere si verificassero oggi che un’intera civiltà è stata fondata sull’elettricità e le telecomunicazioni?

La risposta degli esperti è tutt’altro che confortante: “L’energia elettrica è la chiave di volta tecnologica della società moderna, dalla quale dipendono tutte le altre infrastrutture e gli altri servizi”, si legge in un rapporto di 132 pagine commissionato dalla Nasa alla National Academy of Sciences. “Se la tempesta del 1859 avvenisse oggi, assisteremmo a un’enorme devastazione sociale ed economica”. Nel 1989, sei milioni di persone in Quebec sono rimaste senza energia per nove ore a causa di una tempesta geomagnetica dieci volte meno potente di quella del 1921. Secondo John Kappenmann, coautore del rapporto, se un evento come quello del ’21 si ripetesse, le persone senza elettricità sarebbero stavolta 130 milioni.

Una riedizione della tempesta del 1859, che fu ancor più potente, farebbe danni per duemila miliardi di dollari. Ciò che spaventa particolarmente nelle tempeste geomagnetiche è la loro imprevedibilità. Si sa che questo ciclo solare raggiungerà il prossimo picco tra il 2012 e il 2013, ma nella comunità scientifica non c’è accordo su quanto sarà intensa l’attivita della nostra stella in quel periodo. Spiega lo scienziato Doug Biesecker, della Noaa: “Basta un solo evento per creare enormi problemi: la grande tempesta del 1859 avvenne durante un ciclo particolarmente mite”.
Proprio come quello che sta per iniziare.

fonte: http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/tecnologia/cellulari-2/cellulari-2/cellulari-2.html

Il 5 maggio scorso il bordo nord orientale del sole si è messo in luce grazie ad una massiccia espulsione di massa coronale (CME), alla base della quale, probabilmente, vi è stato a un flare di modesta intensità. A detta degli esperti della NASA quello osservato quattro giorni fa è stato l’evento più importante degli ultimi 12 mesi e pertanto può far ben sperare per il prossimo futuro. Secondo alcuni ricercatori, infatti, l’esplosione potrebbe essere il primo passo verso una graduale ripresa dell’attività solare. La prudenza è comunque d’obbligo, non solo perché gli altri parametri continuano a mantenersi estremamente bassi, ma anche perché l’attuale minimo ci ha abituati a clamorosi dietrofront.

Nei prossimi giorni ne sapremo sicuramente di più, specie quando l’area responsabile del CME sarà completamente visibile.

Comunque il 2009, con i suoi 108 spottless days ed una media giornaliera di macchie pari a 1.2, risulta fin’ora uno dei peggiori anni del secolo per quanto concerne l’attività solare. Eppure proprio l’anno in corso potrebbe sancire la fine dell’attuale minimo o, quantomeno, inaugurarne la fase discendente. Questo è quanto auspicano alcuni scienziati della NASA, dopo aver osservato la più intensa espulsione di massa coronale degli ultimi 12 mesi. Quest’ultima, registrata il 5 Maggio scorso sul bordo nord orientale del sole, è riconducibile al magnetismo del 24° ciclo e con molta probabilità è stata prodotta da un modesto flare. Ancora non sappiamo se alla base di questo evento vi sono dei sunspots, poiché l’area in oggetto non risulta ancora completamente visibile; per adesso né SIDC né NOAA hanno ufficializzato macchie, mantenendo per l’attività solare la dicitura ‘very low’.
L’estrema prudenza dei principali centri di osservazione, unita alla totale empasse degli altri parametri, non può che raffreddare le speranze, seppur timide, della NASA. Di fatto a 48h dall’evento il flusso solare continua a mantenersi al di sotto delle 70 unità, mentre i venti non superano i 400km/s. Non solo, secondo l’SIDC e la NOAA le attuale condizioni non dovrebbero mutare almeno fino al 9 maggio; in parole povere l’espulsione di massa coronale, per quanto notevole, potrebbe non aver prodotto i risultati attesi. L’evento del 5 maggio rappresenterà una vera svolta solo se nei prossimi 2-3 mesi ne seguiranno altri di pari intensità e magnetismo; è bene ricordare, infatti, che nel mese di Aprile i rari e deboli flares sono stati quasi sempre prodotti da sunspots riconducibili al 23° ciclo.

Premessa di Massimo Fratini – articolo di Giulio Betti (3 B Meteo)

UNA CME SOLARE, RAGGIUNGEREBBE IL NOSTRO PIANETA IN

90 SECONDI

Il 5 maggio scorso il bordo nord orientale del sole si è messo in luce grazie ad una

massiccia espulsione di massa coronale (CME), alla base della quale, probabilmente, vi

è stato a un flare di modesta intensità. A detta degli esperti della NASA quello osservato

quattro giorni fa è stato l’evento più importante degli ultimi 12 mesi.

90 secondi sarebbe il tempo stimato per il percorso che farebbe una CME diretta verso il nostro pianeta.

Se questa CME o tempesta solare avesse colpito la Terra,  un collasso elettrico globale

con conseguenze inimmaginabili per l’economia e le tecnologie da cui

dipendiamo, avrebbe catapultato all’età del medioevo la nostra società

Il 5 maggio scorso il bordo nord orientale del sole si è messo in luce grazie ad una massiccia espulsione di massa coronale (CME), alla base della quale, probabilmente, vi è stato a un flare di modesta intensità. A detta degli esperti della NASA quello osservato quattro  giorni fa è stato l’evento più importante degli ultimi 12 mesi e pertanto può far ben sperare per il prossimo futuro. Secondo alcuni ricercatori, infatti, l’esplosione potrebbe essere il primo passo verso una graduale ripresa dell’attività solare. La prudenza è comunque d’obbligo, non solo perché gli altri parametri continuano a mantenersi estremamente bassi, ma anche perché l’attuale minimo ci ha abituati a clamorosi dietrofront.

Nei prossimi giorni ne sapremo sicuramente di più, specie quando l’area responsabile del CME sarà completamente visibile.

Comunque il 2009, con i suoi 108 spottless days ed una media giornaliera di macchie pari a 1.2, risulta fin’ora uno dei peggiori anni del secolo per quanto concerne l’attività solare. Eppure proprio l’anno in corso potrebbe sancire la fine dell’attuale minimo o, quantomeno, inaugurarne la fase discendente. Questo è quanto auspicano alcuni scienziati della NASA, dopo aver osservato la più intensa espulsione di massa coronale degli ultimi 12 mesi. Quest’ultima, registrata il 5 Maggio scorso sul bordo nord orientale del sole, è riconducibile al magnetismo del 24° ciclo e con molta probabilità è stata prodotta da un modesto flare. Ancora non sappiamo se alla base di questo evento vi sono dei sunspots, poiché l’area in oggetto non risulta ancora completamente visibile; per adesso né SIDC né NOAA hanno ufficializzato macchie, mantenendo per l’attività solare la dicitura ‘very low’.

L’estrema prudenza dei principali centri di osservazione, unita alla totale empasse degli altri parametri, non può che raffreddare le speranze, seppur timide, della NASA. Di fatto a 48h dall’evento il flusso solare continua a mantenersi al di sotto delle 70 unità, mentre i venti non superano i 400km/s. Non solo, secondo l’SIDC e la NOAA le attuale condizioni non dovrebbero mutare almeno fino al 9 maggio; in parole povere l’espulsione di massa coronale, per quanto notevole, potrebbe non aver prodotto i risultati attesi. L’evento del 5 maggio rappresenterà una vera svolta solo se nei prossimi 2-3 mesi ne seguiranno altri di pari intensità e magnetismo; è bene ricordare, infatti, che nel mese di Aprile i rari e deboli flares sono stati quasi sempre prodotti da sunspots riconducibili al 23° ciclo.

Premessa di Massimo Fratini –  articolo di Giulio Betti (3 B Meteo)

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DAL SOLE ATTACCO AL PIANETA TERRA

Secondo la NASA , una bolla di Plasma emessa dalla nostra Terra bloccherà le reti elettriche

e tutto ciò che funziona a corrente. Si fonderanno milioni di trasformatori e le fabbriche industriali

rimarranno bloccate con il rischio di una paralisi mondiale. Questo è lo scenario

ipotizzato dalla NASA per il 2012

Articolo di Luigi Grassia ( La Stampa ) – 29 Marzo 2009

La catastrofe elettromagnetica colpirà la Terra dallo spazio quasi senza preavviso, senza concederci neanche quella ragionevole preparazione che abbiamo diritto di aspettarci (per esempio) dai pericolosi ma più prevedibili asteroidi in rotta di collisione contro il nostro pianeta. Quindici minuti prima di mezzanotte del 22 Settembre 2012 la sonda spaziale ACE – che tiene d’occhio il Sole – avvertirà i computer del centro spaziale Houston che una colossale bolla di plasma (particelle ionizzate ad alta energia) si è staccata dalla superficie della nostra stella e si sta dirigendo verso di noi. panico generale, l’allarme rimbalzerà in tutto il mondo e qui e la si appronteranno improbabili (e inutili) difese dell’ultimo istante. Questa non è ancora  una previsione ma una simulazione, autorevole e realistica, prodotta dalla NASA e dall’americana National Academy of Science per valutare gli effetti di un evento catastrofico di cui – purtroppo – non sappiamo calcolare la probabilità. La minaccia nascerà da una bolla di plasma ( ma più carogna delle altre) fra le tante che si formano in continuazione sulla magmatica superficie solare. Molte di queste bolle di particelle energetiche si disintegrano senza danno, altre vengono eruttate nello spazio e si dirigono verso la Terra. Di solito si limitano a disturbare un po’ le telecomunicazioni, ma possono fare molto peggio. L’ipotesi è che il 22 Settembre 2012 (data scelta arbitrariamente) il cielo sopra New York esploda di vividi colori come se una straordinaria aurora boreale avesse sbagliato strada e si fosse spostata più a sud di migliaia di kilometri.

La super bolla di plasma cambierà la configurazione del campo magnetico terrestre

Neanche una persona morirà, nè riporterà danni immediati da quella colossale tempesta solare. Ma  tutte le reti elettriche andranno in tilt, perchè la superbolla di plasma cambierà la configurazione del campo magnetico terrestre e questo cambierà la configurazine del campo magnetico terrestre e questo indurrà  a sua volta nelle reti un sovraccarico di corrente che fonderà milioni di trasformatori. Entro 90 secondi il buio scenderà, prima sulla costa orientale americana, poi nel resto del mondo. Salterà tutto, perchè tutto fuziona con l’elettricità, anche l’acqua che viene estratta con una pompa ad elettricità, la benzina non sarà estraibile dalle pompe per la distribuzione, i frigoriferi andranno in panne deperendo le scorte, l’autonomia degli ospedali si esaurirebbero in 72 ore. Ci vorranno anni per un possibile ripristino.

EVENTO “CARRINGTON”

Una tempesta magnetica di queste proporzioni avvenne nel 1859, fu battezzata come “Evento Carrington”, però la rivoluzione industriale era ancora giovane e il mondo non ne riportò grandi danni. Adesso siamo più evoluti (per modo di dire…) e quindi più vulnerabili. Da allora ci sono state alcune repliche in tono minore, la più recente nel Marzo 1989, quando sei milioni di persone nel Quebec canadese rimasero senza luce elettrica per nove ore. Uno choc da plasma di proporzioni maggiori avrebbe conseguenze ben peggiori. Ma perchè, dopo il colpo iniziale le ripercussioni durerebbero tanti anni?

Il fattore più vulnerabile, dice la NASA,  sono i trasformatori. Non si possono riparare ma solo sostituire. Il processo sarebbe penosamente lento, perchè verrebbero paralizzate anche le fabbriche che li producono. Di questa Tempesta di Plasma faremmo a meno, ma statisticamente è possibile e la domanda non è sul “se” ma sul “quando”.

fonte: notizia riportata dal quotidiano La Stampa del 29 Marzo 2009

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