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Meteore, Ufo o Leggende

[Aquila]

L’EVENTO

La mattina del 30 Giugno del 1908, esattamente alle ore 7,14 locali, nel cuore della Siberia Orientale, un bolide assai veloce penetra nell’atmosfera terrestre ed esplode a circa 8 Km d’altezza sopra la taiga, liberando un’energia valutata oltre 1000 bombe atomiche a fissione, simili a quella sganciata dagli americani su Hiroshima il 5 Agosto 1945.
In corrispondenza del bacino del fiume Tunguska Pietrosa un oggetto misterioso, lucente ed accecante, appare all’improvviso nel cielo limpido. L’immane esplosione che segue determina una scena apocalittica.
La foresta è rasa al suolo per circa 2200 Km quadrati; milioni di alberi sono buttati a terra, molti dei quali con l’apparato radicale emergente. Moltissimi sono spezzati nei tronchi e nei rami, scortecciati e parzialmente carbonizzati. Ogni forma di vita nell’area interessata soccombe brutalmente.
Fuoco, polveri, detriti, vapore acqueo e quant’altro sono trascinati da una forza incommensurabile verso l’alto per svariati chilometri, determinando la formazione di un’impressionante colonna, vista ad oltre 800 Km dall’epicentro. Si assiste inoltre ad un fortissimo boato e ad un’onda d’urto, registrata dai sismografi, che compie due volte il giro della Terra.

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Gli alberi rimasti in piedi nei pressi dell’epicentro. Sono senza rami, bruciacchiati e molti hanno il tronco spezzato. Nella catastrofe ne sono rimasti coinvolti almeno 8 milioni.


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Un albero sradicato in buona conservazione dopo oltre 90 anni dalla catastrofe.


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Un altro albero testimone della spaventosa forza che lo ha ritorto e piegato verso terra.


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Effetto del calore sul tronco di un albero cresciuto a qualche chilometro dall’epicentro più importante della devastazione della Tunguska.

Nel giornale siberiano Krasnojarets, il 23 Luglio 1908, si descrive così l’evento:
“Un fenomeno atmosferico d’eccezionale interesse si è verificato in questa regione. Si è, infatti, udito un boato del tutto simile a quello che potrebbe provocare un vento violentissimo, cui ha fatto seguito, subito dopo, uno schianto incredibile, accompagnato da una scossa tellurica che ha fatto letteralmente sobbalzare le abitazioni. Si è avuta l’impressione che qualche intensa radiazione o qualche enorme macigno abbia scosso le costruzioni. Al tutto si sono succedute due formidabili raffiche di vento e una specie di ruggito proveniente dal sottosuolo, come se un numero infinito di convogli ferroviari fosse transitato contemporaneamente su dei binari. Infine si è avvertito un frastuono, come un crepitio di fuoco d’artiglieria… composto da 50 o 60 botte, che andavano scemando progressivamente. Testimoni oculari affermano che, prima di udire il boato iniziale, hanno osservato un corpo dall’aspetto infuocato solcare il cielo. Né forma né natura dell’oggetto, a causa della vertiginosa velocità, sono stati identificati. Una testimonianza comune, proveniente da differenti villaggi, sostiene che quando la ‘cosa’ ha raggiunto l’orizzonte si è alzata un’enorme vampa infuocata che ha letteralmente squarciato il cielo in due. I colpi fragorosi sono stati avvertiti non appena la lingua di fuoco è scomparsa. Sulla piccola isola posta di fronte al villaggio gli animali domestici hanno dato segni di grande inquietudine, molte vacche hanno preso a muggire e a correre spaventate qua e là e i cavalli hanno iniziato a nitrire. L’impressione di chi ha assistito all’eccezionale fenomeno è stata che da un momento all’altro la terra si potesse squarciare e che ogni cosa dovesse sprofondare in abissi senza fondo. Chissà da dove, infatti, provenivano rombi e rimbombi spaventosi che scuotevano il suolo, e il fatto di non conoscere la provenienza incuteva una sorta di timor panico e di superstizioso terrore. La gente era allibita.”

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Così fu trovata la taiga della Tunguska dopo circa venti anni dall’evento.

Tali informazioni provenivano dalla piccola città di Kezhma, distante circa 200 Km dal luogo dell’esplosione. Da un altro villaggio conosciuto col nome di Nizhne-Karelinsk, posto a 320 Km dalla zona dell’epicentro, giunsero altre testimonianze, pubblicate sul giornale Sibir, edito nella città di Irkutsk:
“A nord-est, ben al di sopra dell’orizzonte, gli abitanti di Nizhne-Karelinsk hanno visto un misterioso e luminoso corpo celeste (troppo abbagliante, tra l’altro, per essere osservato ad occhio nudo) caratterizzato da un bel colore blu pallido… La ‘cosa’ aveva la forma di un cilindro. Il cielo era privo di nubi, fatta eccezione per una piccola nuvola scura osservata nella traiettoria in cui era comparso il corpo tondeggiante. Pareva molto caldo e quando il misterioso e luminoso fenomeno celeste si è avvicinato al suolo è sembrato polverizzarsi, trasmutandosi in una grande nuvola di fumo nero, mentre si udiva un rombo profondo, non tanto simile a un tuono, quanto al cadere di grandi massi o al crepitio di una scarica di armi. Tutte le costruzioni sono state scosse violentemente e, nel medesimo istante, una doppia lingua di fuoco è esplosa attraverso la nuvola. Tutti si sono precipitati nelle strade impauriti e in preda al panico. Le vecchie hanno incominciato a piangere e il pensiero è subito corso alla fine del mondo.”
[Il cacciatore Semenov] Cercando altre testimonianze più vicine all’epicentro, ci siamo imbattuti con quella del cacciatore Semenov. Egli ha raccontato che il cielo all’improvviso sembrò dividersi all’apparire della palla di fuoco. Il calore emesso sembrava bruciargli la camicia e, come se non bastasse, l’onda d’urto che seguì lo scagliò a sei metri di distanza dalla posizione in cui si trovava al momento dello scoppio. Tutti i vetri delle abitazioni andarono in frantumi. Semenov si trovava nel piccolo insediamento di Vanavara, a circa 80 Km dall’epicentro.
L’altro testimone M. Kosolapov, sempre di Vanavara, ha raccontato di un vento bollente che passò sul villaggio e di una specie di terremoto che fece cadere lo stucco dai soffitti delle case. Avvicinandoci ancor di più ai confini con l’area devastata, in un piccolo accampamento di tende, la signora Akulina fu proiettata in aria e il vecchio Vasily fu scagliato a 12 metri di distanza e colpito da un albero che gli fratturò un braccio. Morì poco dopo, mentre un altro membro del gruppo, Yvan Yerineev, per lo spavento perse la parola. I cani da caccia scomparvero e non tornarono mai più. Il pastore Dronov giacque privo di conoscenza per due giorni e il suo intero gregge di renne rimase ucciso. Spostandoci sempre più vicino al punto cruciale, ad esempio nell’accampamento di Vasily Dzhekoul, risulta che furono carbonizzate circa 700 renne, insieme ai cani, provviste e tende. Fortunatamente Vasily in quel momento stava in un altro luogo e perciò fu in grado di raccontare il terribile evento. Nel punto di massimo effetto, tutto venne bruciato. Rimase solo la cenere.
In verità, le testimonianze non furono poi tante poiché la zona devastata è sempre stata pochissimo abitata e frequentata se non da alcuni pastori o cacciatori. Ancora oggi conserva le stesse caratteristiche di un tempo e sono sempre i nomadi tungusi a svolgere le attività tradizionali (I Tungusi attualmente sono una popolazione di circa 30.000 individui, dislocati un po’ ovunque nella Siberia Orientale, regione che appartiene alla nuova Federazione Russa).
Dopo numerose ricerche è stato stabilito che l’epicentro più importante della catastrofe si trova alle seguenti coordinate: 60° 53’ 09″ N e 101° 53’ 40″ E, collocato in una regione collinosa tipica della taiga siberiana, ancora oggi una foresta di conifere sconfinata.
Situato a circa 800 Km dal Lago Bajkal, il sito è raggiungibile anche con l’elicottero.

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Come appare al tempo attuale l’epicentro dell’esplosione della Tunguska.

Un possibile itinerario prevede alcune tappe d’avvicinamento con l’aereo che da Mosca condurrà a Krasnojarsk. Da qui bisogna proseguire per Bratsk e poi fino a Vanavara. A questo punto è necessario trovare un elicottero per arrivare, senza grandi rischi, sino al luogo del disastro dove ci si deve accampare nelle tende o al massimo nelle capanne costruite a suo tempo dallo studioso Kulik.

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Capanne di legno costruite dal primo ricercatore russo, lo scienziato Leonid Kulik, nelle vicinanze dell’epicentro Khova alla fine degli anni ’20.

L’evento della Tunguska è sempre stato circondato da un consistente alone di mistero, alimentando, di fatto, spiegazioni di tutti i generi. Il luogo poco accessibile, molto lontano dai centri scientifici dell’ex URSS, è stato uno dei motivi che ha determinato tale situazione, considerando poi che la Russia d’inizio secolo era attanagliata da forti lotte interne, dall’entrata in guerra e dalla povertà della popolazione appartenente alla nazione più vasta del mondo. C’è stato infine l’intervento passivo dei Tungusi, attaccati alle pratiche sciamaniche, verso le quali nutrivano grande timore. In particolare temevano lo sciamano Magankan, uomo dotato di forti poteri soprannaturali che lo resero potente e rispettato da tutti. I Tungusi hanno sempre parlato malvolentieri di un evento attribuito al Dio Ogdy, un essere giustiziere chiamato per risolvere lotte tribali generate dal dominio sul territorio.

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Raffigurazione di uno sciamano siberiano.

L’unica spiegazione che a suo tempo hanno dato era che uno degli sciamani della zona, nel corso di una lite, chiamò il Dio Ogdy e la sua legione per distruggere gli avversari. Una mattina questa legione attraversò il cielo volando sopra il territorio del clan Shan e Agyr: alcune tende furono trascinate in aria, moltissime renne sparirono all’improvviso senza lasciar traccia come pure la capanna comune dove erano custoditi gli alimenti e i mezzi per la caccia. L’antica foresta fu spianata all’istante a perdita d’occhio sull’orizzonte e si verificò un rombo assordante che aprì crepacci nel terreno. In sostanza questo è l’interessante racconto narrato al ricercatore Suslov negli anni venti.
I Tungusi per molti anni non si recarono in quel luogo per non irritare il Dio Ogdy e, per molto tempo, non rivelarono nemmeno la posizione, volendo rispettarne l’importante tomba terrestre. Avevano capito però che dovevano smettere le continue lotte tribali e tale avvertimento, probabilmente, era rivolto anche alla nazione russa che stava attraversando un periodo critico perché posta di fronte a scelte fondamentali, non solo per se stessa ma per tutto il mondo.
Vorrei ricordare, per dovere di cronaca, che lo sciamanesimo è la forma di spiritualità più antica del mondo. Non ha né leggi né templi: poggia le sue fondamenta solo sull’incontro diretto con gli Spiriti, applicando una sapienza atavica in cui medicina, magia e mistica sono inestricabilmente intrecciate. Per gli sciamani malattia e sofferenza sono solo sentieri nella foresta, dove può accadere di smarrirsi ma da cui è anche possibile tornare indietro. Il compito dei veri sciamani è di cercare le anime smarrite. I loro metodi sono così primordiali e assoluti da essere del tutto simili in ogni parte del mondo, in popolazioni mai venute in contatto tra loro, come gli indios del Rio delle Amazzoni o gli aborigeni australiani. Ora lasciamo simili considerazioni e cerchiamo di approfondire il metodo seguito dalla scienza del XX° secolo per scoprire la causa di un fenomeno sul quale si è scritto moltissimo con ipotesi molto variegate. Alcune di esse sono state addirittura classificate come fantasiose. Cerchiamo inoltre di capire cosa potrebbe cadere sul nostro pianeta, in ogni caso proveniente dallo spazio esterno.

fonte   edicolaweb

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